Basta aprire a caso l'Histoire d'O di
Guido Crepax perché salti all'occhio una trasformazione essenziale apportata dal disegnatore
al testo di Pauline Réage.
Quest'ultimo infatti, ricordiamo, era deliberatamente - e con quale splendore - una storia d'anima: malgrado un esordio tranquillo, quasi quotidiano,
e un doppio artificio (iniziale e finale che sembrava porre tutta l'avventura all'interno di una sottile parentesi d'immaginario, il romanzo, seguendo
le leggi del verosimile tradizionale, s'inoltrava ben presto sulle vie congiunte della psicologia del profondo, dell’illusione realista e dell’umanesimo tragico.
Il fumetto di Crepax opta al contrario, senza possibilità di errore, per la modernità: niente più profondo né umanesimo; coi tormenti dell’anima sono scomparsi anche i segni del tempo.
L’effetto è anzitutto sensibile sui corpi, raffigurati piatti secondo le migliori regole del genere.
I protagonisti, i loro volti, i loro gesti, sono divenuti un gioco d'immagini, in cui l'immaginazione stessa addita il suo artificio e la sua libertà.

Mentre Pauline Rèage si era preoccupata di avvicinare a noi la sua eroina con degli appena percettibili segni di usura o minute debolezze fisiche (tutti quei particolari
"umani" ben noti che differenziano il marmo greco dal suo modello, ecco che qui i seni un po' troppo pesanti, o le fattezze che una leggera fatica già rendeva più commoventi,
si trovano repentinamente sostituiti dalle ferme linee nere prive della minima sbavatura, del minimo tremore, che delimitano superfici di carne di un'astratta perfezione, senza passato,
senza stanchezza possibile, dura e liscia per l'eternità.
Dalla Prefazione di Alain Robbe-Grillet al volume Histoire d'O di Crepax
Volume Primo
Volume Secondo