| La Mansarda di Miele |
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| FRANCO SAUDELLI | ||
Franco Saudelli, uno dei migliori interpreti dell'erotismo e dell'avventura a fumetti, nasce il 4 agosto 1952 a Latina e romano d'adozione; cresce leggendo il Corriere dei Piccoli e le "avventure francesi e belghe pubblicate nei Classici dell'Audacia". Già prima di conseguire il diploma di liceo artistico, il suo destino è segnato: "Il mio professore mi rimproverava perché disegnavo delle facce troppo da fumetto". Con il titolo in tasca, entra a far parte dello studio di Romano Mangiarano e vi resta per un periodo di oltre due anni; passa poi a quello diretto da Alberto Giolitti, iniziando nel 1974 a collaborare con i disegnatori Ugolino Cossu e Massimo Rotundo. Interrotto il rapporto con lo Studio Giolitti, Saudelli realizza, proprio insieme con Rotundo, alcune tavole di ambientazione western per presentarsi all'Eura Editoriale, che lo accetta tra i collaboratori di Lanciostory dal 1978. Negli stessi anni, insieme con De Angelis, inventa l'odissea di un gruppo di sopravvissuti alla ricerca di un'utopica Reggia del Sole, attraverso le gelide distese della terra del futuro. Rifiutata dall'Eura, Iberland vedrà la luce nel 1982 su Orient Express, il neonato mensile del fumetto d'autore italiano che ha per deus ex machina Luigi Bernardi. Nel frattempo, Saudelli trova il modo di esordire, sempre su OrientExpress, come autore completo, creando il personaggio di Porfiri (1984). Il nuovo segno di Saudelli, elegante ed essenziale, spalanca all'autore le porte del mercato francese (gli editori che lo propongono sono Glénat e Dargaud), per il quale alcune storie sembrano concepite sin dall'inizio. Il 1985 è l'anno del cambiamento: la collana Diva, a partire dalla sua prima monografia dedicata al temi dell'erotismo, fornisce a Saudelli l'occasione per evadere
dalle censure del fumetto tradizionale e di rimettersi in discussione, rendendo pubbliche le sue più intime fantasie sessuali. E' pur vero che, per diletto personale, il disegnatore aveva cominciato a raffigurare donnine legate e imbavagliate sin dal lontano 1977, anno in cui "tra l'altro, non conoscevo neanche i maestri americani come Stanton e Eneg... Li ho scoperti solo agli inizi degli anni Ottanta". Ed è innegabile che certe perversioni e trasgressioni - come la dominazione o il feticismo della gamba e del piede femminili - avessero fatto la loro comparsa in alcuni lavori precedenti (ad esempio, La figlia di Wolfland e Poifiri). Ma si trattava di lampi isolati, di accenni sporadici, di scene integrate in un contesto "alieno" alla sessualità, che assumevano perciò uno spettro di valenze molto più ampio e composito, spesso finalizzato al riferimento colto, al giudizio politico o alla sentenza morale. Al contrario, Stefano Piselli della Glittering Images gli propone di omaggiare scopertamente maestri dell'erotismo bizzarro, oppure lo lascia libero di giocare con situazioni tipo a base di funi, calze, tacchi a spillo e piedini nudi, sperimentando con tecniche e forme di espressione sempre nuove. "In un Paese che vuole "erotica" una donna solo quando mostra il seno o il fondoschiena, i miei fumetti possono essere considerati destabilizzanti per aver spesso proposto il piede femminile quale autentico "oggetto di desiderio". L'improvvisa chiusura di Orient Express obbliga Saudelli a passare armi e bagagli a ComicArt, il mensile dell'editore romano Rinaldo Traini. La fatica di Saudelli più rappresentativa di questo periodo sono i quattro fumetti che compongono il verosimile mosaico di A nostra immagine (1985-86), scritto da De Angelis. Queste storie intriganti affrontano le problematiche della robotica con un pizzico d'ironia e mettono in evidenza, più di altre sue opere, lo stile eclettico e composito del disegnatore romano, che attinge a diversi mezzi espressivi moderni, evitando saggiamente di fossilizzarsi su stereotipi legati allo specifico della Nona Arte. Dopo aver narrato per immagini la tipica giornata di una fotomodella (Pascale, da un'idea di Stefano Piselli per la sua rivista Image), Saudelli crea il suo personaggio più originale, la Bionda, che gli darà fama internazionale. La ladra pasticciona nasce "dalla mia passione per i temi del bondage: volevo fare un personaggio che riflettesse questa mia mania, e sottolineo mania...". Infatti, l'idea della sinuosa malvivente in tacchi a spillo gli girava in testa da almeno dieci anni; prova ne siano gli schizzi raffiguranti un suo archetipo punk dai capelli bruni e un prototipo del modello definitivo realizzati molto tempo prima. L'accattivante antieroina debutta nel numero di Comic Art datato marzo 1987.A parte l'ambientazione futuribile, suggerita da pochissimi elementi estranei alla nostra epoca, le delittuose imprese della ladruncola in mascherina nera hanno come fattore trainante gli usi, i vizi e i tic che caratterizzano l'attuale società dei consumi. Le gesta poco edificanti della biondona tutta curve introducono un approccio giocoso al bondage, accompagnato alla satira di costume; eppure il disegnatore non manca mai di caratterizzare con una carica erotica le varie tipologie femminili, anche quando si tratta di donne con qualche chilo (e anno) di troppo. Prese come punti di riferimento le opere dei maestri del bizarre di ieri e di oggi, Saudelli rilegge in chiave volutamente smaliziata e scanzonata i più scontati cliché del genere. Così facendo li modifica in qualcosa di completamente diverso, in pratica sostituisce all'originale spirito angloamericano una concezione tutta italiana del bondage. Nel maggio 1987 L'Espresso Più, supplemento mensile del settimanale politico, ospita In una notte di luna, il primo di cinque fumetti esotici fra cronaca e aneddotica. scritti e disegnati a due mani con l'amico Rotundo. Nonostante le riserve aprioristiche di certa critica, la sua produzione bondage si incrementa con le avventure della tarzanella Khina e dell'apatica Matilda, ambedue destinate alla rivista erotica fiorentina Glamour International, e con numerosi disegni a colori, pubblicati in anteprima sulle collane fotografiche dell'editrice californiana specializzata London Ent. Importante, in quest'ultima collaborazione, l'amicizia con il fotografo Paul Brody, il quale è prodigo di preziosi consigli "tecnici". Mentre licenzia altri due episodi sulla carriera della Bionda (Bondage Palace, Fobus III), la sua notorietà si estende alla Spagna e alla Germania, da dove Peter W. Czernich, animatore della rivista del latex "O", gli commissiona alcune illustrazioni su feticismo e dominazione. Intanto Luigi Bernardi, che ha fondato la casa editrice Granata Press, inserisce Saudelli nei suoi programmi editoriali. Le iniziative più rimarchevoli sono i due volumetti con i racconti illustrati sado-maso Clinica Bondage (1990) e Lo banda delle ladre feticiste (1993), davvero esclusivi nell'ambito del panorama editoriale italiano. Nel 1991 Saudelli prende contatto con la Eros Comix, divisione erotica dell'editrice americana Fantagraphics Books, che, a partire dal mese di ottobre, pubblica il suo famoso personaggio femminile:
ogni storia è suddivisa in una mini-serie formato comic book, e poi riproposta come graphic novel, ovvero in un volume di maggiori dimensioni.Il clamoroso successo negli Stati Uniti è suffragato dalle numerose ristampe di cui sono oggetto le diverse edizioni con le gesta della ladra in calzamaglia. Dal 1992 Saudelli inventa altre storie di nodi e bavagli per gli speciali sull'erotismo bizzarro del mensile Blue, coordinato dall'amico Francesco Coniglio. Protagoniste sono nuove vittime che rispondono al nome di Gina o Giovanna, in genere caratterizzate da una corporatura robusta. "Io sono prima di tutto un feticista, e poi un fumettista, e del feticismo mi interessa soprattutto il lato morboso". A riprova di questa sua maniacale ossessione esistono decine e decine di disegni, i quali sono destinati a restare chiusi per anni in un cassetto e a vedere la luce soltanto su volumi monografici. n poche ore, perché mantengono tutta l'ispirazione, tutta la freschezza, tutta la carica libidica", ribadisce Saudelli. Nel 1993, insieme con l'instancabile Bernardi, mette a punto il "progetto Bionda", ossia la prima collana dei nuovi neri formato tascabile, destinata in realtà a restare unica. La finalità della proposta in albi pocket è rendere l'eroina negativa un prodotto "per tutti", e non più "per pochi" esteti del feticismo. Per reggere il ritmo di un albo mensile di circa cento pagine, anche se suddivise soltanto in due o tre vignette, viene costituito uno staff di autori con il coordinamento del creatore del personaggio. Oltre ad occuparsi in parte delle trame e dei disegni, Saudelli cura interamente lo storyboard di ogni singolo episodio. Quest'ultimo è pensato in funzione dell'edizione americana, per cui l'attenta suddivisione delle tavole originali consente il perfetto rimontaggio di ogni storia in un comic book di una ventina di pagine. Come si è detto, il personaggio cambia registro, e con esso si modificano un po' tutte le peculiarità della serie, che non perde però in originalità. La nuova interpretazione della Bionda passa anche attraverso l'esasperazione di certe sue connotazioni parodistiche, l'affievolimento delle tematiche bizzarre e la ristrutturazione stilistico-narrativa,
"dato che il formato pocket lascia poco spazio per caricare le vignette e privilegia i piani medi, la mancanza di ambienti".
Un'evoluzione grafica che si concretizza in un tratto veloce, ridotto all'essenziale, più incline al grottesco che al realismo.La collana La Bionda cessa, purtroppo, le pubblicazioni dopo dieci numeri (1994-95) e l'undicesimo episodio, ovviamente rimontato, esce sulla rivista erotica Selèn, nel 1996. Il 1994 vede l'incontro "fatale" tra Franco e Giovanna Casotto, un'affascinante, giovane casalinga milanese che vuole sfondare nel campo del fumetto erotico. I due si conoscono all'Expocartoon di Roma, e tra loro si instaura immediatamente un sodalizio artistico, che si sviluppa a vari livelli. Innanzitutto, Saudelli diviene il mentore della Casotto, oltre che fonte primaria d'ispirazione – per stile e argomenti trattati – dei fumetti di cui è autrice. Il connubio artistico si rafforza con la partecipazione di Franco alla scrittura di alcuni soggetti per Giovanna e con un'assistenza che sporadicamente si estende pure ai disegni. Come contropartita, la collega lo aiuta talvolta nel ripasso a china dei fumetti da lui firmati e posa per lui come modella ideale, in quanto condivide in maniera complementare le stesse "passioni". Le foto che Saudelli le scatta sono usate da entrambi come base per un'illustrazione o una vignetta. Nate come un mero strumento di lavoro, le fotografie di Saudelli diventano timidamente di dominio pubblico, tramite alcuni servizi usciti su periodici specialistici di vari Paesi, e trovano il compiuto riconoscimento artistico nell'album Giovanna Casotto - Fetish Photos (1997). Nel 1995-96 il lato "trasgressivo" della mente dell'autore partorisce le prime due vendette del mingherlino, ma superdotato e lubrico Ivan Ilic, ordite ai danni delle sue obese padrone-schiave. Contemporaneamente disegna, su soggetti di Tiziano Sclavi, due "inchieste" del popolarissimo indagatore dell'incubo Dylan Dog. L'anima feticista di Saudelli trova comunque il modo di manifestarsi anche in un contesto così alieno, e le streghe che volano a cavallo delle scope mostrano dei provocanti piedini nudi. "Per me fare fumetti è una terapia, non è nemmeno un lavoro, è proprio un divertimento, un discorso con me stesso". RICCARDO MORROCCHI
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